FULVIO GRIMALDI PER L’ANTIDIPLOMATICO

Trumpeggiando in Latinoamerica

 

BOLIVIA, ECUADOR E PERU’, FATTO.

VENEZUELA E COLOMBIA, DA FARE

 

 

(https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-fulvio_grimaldi__trumpeggiando_in_latinoamerica_bolivia_ecuador_e_peru_fatto_venezuela_e_colombia_da_fare/58662_63300/)

 

 

ESTRATTI DALL’ARTICOLO

 

Bolivia, suicidio assistito dal padre della patria

Nel giro di vent’anni salvatore e affossatore della patria. Il percorso di Evo Morales, fondatore del Movimento al Socialismo (MAS), presidente della Bolivia dal 2006 al 20019 culmina nell’autodafè della rivoluzione. Nel secolo fattosi largo all’insegna del riscatto latinoamericano con il Venezuela di Chavez, l’Ecuador di Correa, l’Argentina dei Kirchner, il Messico di Obrador, in continuità con i padrini Cuba e Nicaragua, la Bolivia rappresentava uno degli esempi più riusciti di socialismo alla bolivariana. Il che rende tanto più incomprensibile e doloroso un declino iniziato qualche anno fa e che culmina in quel rogo di conquiste e speranza, alimentato eminentemente dal suo stesso taumaturgo….

 

… Per evitare la frantumazione della sinistra, Arce aveva rinunciato di candidarsi, ma al ballottaggio Evo Morales, incredibilmente, dopo aver destabilizzato tutto il fronte di sinistra, non avendo ottenuto la candidatura, era arrivato a intimare al suo seguito di annullare la scheda, implicitamente aprendo così un’autostrada alla vittoria delle destre filo-yankee….

 

… Alla vittoria nel primo turno di un candidato della destra, Rodrigo Paz Pereira, democristiano, con secondo arrivato Jorge Quiroga, sempre di destra, nel ballottaggio non poteva non verificarsi il trionfo degli stessi contendenti: Paz Pereira al 54,3%, Quiroga al 45,5%. Ha votato l’87% dei 7,9 milioni di boliviani. La sinistra del presidente del Senato, già delfino di Evo, Andronico Rodriguez, si è vista umiliata con il 3,2%. Le schede annullate su disposizione di Morales hanno rasentato il 20%....

 

… Nella capitale Quito e in tutto l’Ecuador, sottoposti a una feroce repressione, il 23 ottobre è stato sospeso lo sciopero generale nazionale che durava dal 20 settembre ed era l’ennesimo dall’elezione a presidente, considerata frutto di maneggi, di Daniel Noboa. Sciopero portato avanti soprattutto dalla maggioranza indigena organizzata nella CONAIE (Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador). Il bersaglio è il regime ultraliberista e autocratico di Daniel Oboa, imprenditore e membro della famiglia più ricca del paese e che controlla i maggiori gangli dell’economia finanziaria e produttiva del paese….

 

… Per gli esperti ONU del narcotraffico, la costa pacifica di Ecuador e Perù (quest’ultimo a sua volta vittima di “rivincite” yankee, come vedremo) e la Bolivia sono i punti di partenza dell’oltre 80% degli stupefacenti che finiscono sul mercato USA. Coltivazioni e traffico che si svolgono sotto gli occhi della DEA, l’ente statunitense per il controllo del narcotraffico e assicurano cospicui vantaggi al sistema bancario nazionale e ai successivi paradisi fiscali….

 

… Perù, di autogolpe in autogolpe, all’ombra del US Southern Comand

A Lima, dal 10 ottobre, siamo al secondo golpe parlamentare in meno di 5 anni, nel senso che è lo stesso parlamento a far fuori il capo dello Stato uscito dalle proprie fila, ripetendo la mossa che, nel 2022, aveva defenestrato il presidente di sinistra Pedro Castillo. Il golpe dei parlamentari colloca nel palazzo presidenziale il già presidente del Congresso, José Jeri, eliminando dalla scena Dina Boluarte che aveva rivestito la medesima carica, prima di essere proiettata sulla poltrona fin lì occupata da Castillo….

 

… Tutto questo avviene con l’accresciuto sostegno di Donald Trump, subito felicitatosi con il nuovo protetto della capa del Southern Comand, e con la continuità dei tumulti che, a Lima come nelle Ande, ribadiscono l’irriducibilità della sollevazione di popolo, tuttora sollecitata dagli appelli dal carcere di Pedro Castillo….

 

… Dunque in Perù, come in Ecuador, sono sospesi diritti fondamentali, dalla libertà di assemblea, di riunione, di spostamento, ed è ribadita la facoltà di utilizzare le forze armate nei centri abitati. E di pochi giorni fa l’assassinio con una pallottola nel torace del musicista e attivista Eduardo Mauricio Ruiz Saenz, idolo delle giovani generazioni, rapper anti-sistema.  La generale Laura Richardson non ha obiettato…

 

… Non contento di menare le mani un po’ qua e là tra Medioriente e le città USA governate dai Democratici, il Donald si è messo a fare il tiro a segno su barche e barchette nei Caraibi ma, da quando gli hanno spiegato che gli stupefacenti arrivano, invece, quasi tutti dal Pacifico, ora spara anche davanti a quelle coste. Il meccanismo è quello collaudato: dalla guerra contro armi di distrazione di massa inesistenti, per il petrolio, alla guerra contro narcos inesistenti, sempre per il petrolio….

 

…. Nel giro di meno di una settimana, all’obiettivo Venezuela, capeggiato, secondo l’inventiva di Trump, dal re dei narcos Nicolas Maduro, incoronato da una taglia cresciuta da 15 a 50 milioni per chiunque lo tolga di mezzo (acquolina in bocca a Maria Corina Machado), è stato affiancato il più recentemente nominato narcoimperatore colombiano. Per dare la relativa dimostrazione di potere che prevale sul diritto, tipica del ciuffo giallo, ai primi di ottobre si è radunata nel mare caraibico, di fronte alle coste dei due paesi e nelle loro acque territoriali, una prima flotta militare USA: navi, sommergibili, forza aerea e 10.000 Marines sul piede di guerra nella dependance Portorico….

 

… Quanto alla Colombia, il paradiso dei narcos è diventato un purgatorio da quando, con Petro, gli si è mosso guerra. Sempre per l’ONU, al netto di limitati movimenti di marijuana nei Caraibi, tra Trinidad e Tobago, come ho ricordato sopra, è dalle coste del Pacifico che si muove verso gli USA l’83% del traffico di droga.

 

E quali sono i paesi che si affacciano sulle coste del Pacifico e che sono per l’ONU quelli  a maggiore densità criminale dell’intero subcontinente? L’Ecuador dell’oligarca Noboa e il Perù del golpista Jeri. Con alle spalle la Bolivia, paese ora tornato nella sfera di coloro che ne avevano fatto un coltivatore ed esportatore di cocaina. Tutti paesi contro i quali The Donald furioso non pronuncia alcuna minaccia. Lì la democrazia c’è ed è solida.

 

 

.

27 ottobre 2025